Nuova Flotilla per Gaza

di Morena Marzoli

​Gli attivisti della Freedom Flotilla Coalition hanno annunciato l’avvio di una nuova missione internazionale umanitaria diretta a Gaza. Prima di raggiungere la destinazione in ottobre, le imbarcazioni faranno scalo in diversi porti europei di Spagna, Portogallo e Italia.

La richiesta centrale rivolta alla comunità internazionale è l’adozione di misure diplomatiche concrete per garantire la sicurezza dei partecipanti.
​In un comunicato, la FFC ha ribadito che la missione intende contrastare il blocco illegale e mortale imposto da Israele a Gaza, che continua a martoriare la popolazione palestinese già ridotta allo stremo.

Gli attivisti hanno sottolineato che la navigazione proseguirà nonostante le violenze subite in passato da parte delle forze militari israeliane contro gli operatori umanitari. È stato inoltre ricordato come esistano casi documentati di gravi abusi e torture perpetrati nei confronti di chi ha come unico scopo quello di portare aiuto ai civili.

​I fatti dimostrano come, nonostante il cessate il fuoco annunciato nell’ottobre del 2025 in seguito all’accordo del piano di pace, Israele abbia violato la tregua centinaia di volte, mentre i civili continuano a perdere la vita.
​Zohar Chamberlain, membro del comitato direttivo della FFC, ha dichiarato: “In ogni porto porteremo avanti la richiesta affinché i palestinesi siano liberi di vivere con dignità”.

​Alla missione hanno scelto di aderire non solo attivisti per la pace e per i diritti umani, ma anche giornalisti, professionisti del settore medico e sostenitori della causa palestinese.
​La coalizione chiede formalmente ai governi di garantire un passaggio sicuro, facendo pressione su Israele affinché vengano sbloccati gli arrivi di cibo, acqua e medicinali nella Striscia. Si richiede inoltre di ammonire il governo israeliano circa eventuali conseguenze diplomatiche nel caso in cui si verifichino nuovi attacchi contro la Flotilla, analogamente a quanto accaduto in passato.

​Va infine considerato che il governo israeliano ha finora ignorato questo genere di appelli, trattando gli operatori umanitari come terroristi e sottoponendoli a gravi vessazioni, calpestando così ogni convenzione internazionale sui diritti umani.