L’algoritmo non è un “Dio tecnologico infallibile”, ma un’opera di ingegneria informatica. Dalla fake news della friggitrice ad aria al rischio per i giovani: ecco perché la coscienza e la supervisione umana restano insostituibili.
di Morena Marzoli
L’evoluzione tecnologica corre veloce e sta investendo ogni settore della nostra vita. C’è chi arriva a pensare, perfino, che l’Intelligenza Artificiale sia da considerare un’estensione del cervello umano. Ma non è così.
L’Intelligenza Artificiale è una grandiosa opera di ingegneria informatica, certamente realizzata dall’intelletto umano, ma non può e non deve essere considerata un’entità assoluta, un Dio tecnologico infallibile. Potremmo dire che la definizione stessa di “Intelligenza Artificiale” sia fuorviante: l’IA in sé non esiste come entità cosciente; esiste l’ingegno umano che ha creato un software straordinario, esattamente come in passato l’uomo ha creato il computer.
L’IA attinge da un’enorme quantità di dati e, anche se si impostano i prompt in modo accurato, resta comunque fallibile. Non può sostituire in nessun modo l’umanità, l’istinto, l’intuito, lo spirito critico e l’etica dell’uomo. Si tratta pur sempre di una macchina che avrà sempre bisogno della supervisione umana.
Molti pensano che fornendo le fonti giuste a un’intelligenza artificiale, essa elaborerà dati corretti al cento per cento. Ma non è così, perché l’algoritmo tende ad assecondare l’utente.
Calzante è il caso della friggitrice ad aria. Il “Signor X” voleva sapere a tutti i costi quale fosse la “fregatura” dietro questo piccolo elettrodomestico e ha cominciato a tempestare l’IA con domande insistenti: “Dimmi qual è la fregatura”, “Dov’è l’inganno?”, “Voglio sapere la fregatura”. Di fronte a questo pressing, l’algoritmo ha cominciato a pescare informazioni nei siti complottisti anziché dalle fonti scientifiche e ufficiali. Ha scovato portali che sostenevano addirittura che la friggitrice ad aria trasformasse gli alimenti in materiale sintetico. Il “Signor X”, sul momento, ci ha creduto, pensando di aver fatto una scoperta straordinaria. In realtà, aveva soltanto dirottato e costretto l’intelligenza artificiale verso l’inverosimile.
Ma l’aspetto forse più sconcertante dell’IA riguarda l’uso che ne fanno i giovanissimi. Ci sono bambini che la usano per fare i compiti e adolescenti che si confidano con l’algoritmo, arrivando a pensare che sia il loro migliore amico.
Nelle scuole si dovrebbe insegnare urgentemente un uso consapevole di questi strumenti. Possono essere validissimi supporti nello studio e in ogni ambito, ma vanno regolamentati e usati nel modo giusto. Altrimenti, come avvertono gli stessi esperti del settore, il pericolo è grande: rischiamo di minare non solo la vita sociale delle persone, ma lo stesso intelletto umano.