La giornalista palestinese attacca e risponde a Francesco De Gregori: pensare che gli artisti non debbano schierarsi è criminale.
di Morena Marzoli
Il cantautore italiano Francesco De Gregori, durante una recente conferenza stampa, ha criticato l’operato degli artisti che si schierano, dichiarando di parlare esclusivamente con le proprie canzoni e di non comprendere chi si spende al di fuori della propria arte.
In un duro intervento durante la trasmissione Accordi & Disaccordi sul canale Nove, Rula Jebreal è intervenuta con parole durissime:
”De Gregori, quello che ha scritto ‘La storia siamo noi’, stava prendendo in giro gli italiani o ci credeva, o erano parole vuote? Cioè, vorrei dire a De Gregori, e parlo con lui direttamente: senta, guardi, da palestinese, a noi… io è da tre anni che vedo decapitare bambini palestinesi in diretta televisiva e in mondovisione, bruciati vivi con le bombe occidentali. Netanyahu risponderà alla Cpi [Corte Penale Internazionale] per i crimini di guerra che sta commettendo… questo massacro dei bambini, questo genocidio in mondovisione nel nome dell’occidente.
Quando Picasso dipinse il bellissimo quadro ‘Guernica’ – che racconta un massacro nazista – un ufficiale tedesco gli fece una domanda: ‘È la sua opera questa?’. E lui rispose: ‘No, è la vostra opera’. La vostra opera.
Quindi, chiedere in questo momento a milioni di italiani che sono scesi in piazza perché si oppongono al genocidio, che sono contro la strage dei bambini… 30.000 bambini sono stati massacrati in diretta televisiva con armi occidentali, con protezione diplomatica, politica e anche mediatica occidentale, nel nome dell’occidente. Perché qualcuno ci diceva, come il premier tedesco, che Israele fa il lavoro sporco per noi… noi chi? Lui, De Gregori? Perché non lo fa nel mio nome, non lo fa nel nome dei milioni di italiani che sono disgustati da quello che sta accadendo. Ma vorrei dire che chiedere in questo momento il silenzio… stai facendo tu il lavoro sporco per Netanyahu, perché è quello che vuole Netanyahu.
E vorrei chiudere dicendo che per fermare quella strage non saranno i governi, sarà soltanto la discesa in campo dei popoli. Perché l’unico modo per fermare questa strage davvero è quando cominciamo a boicottare, a parlare e, soprattutto, ognuno di noi usa il mezzo che vuole: gli artisti possono usare le parole, i pittori la pittura, i musicisti la loro musica. Chiedere a loro di stare in silenzio, chiedere di continuare la complicità e, soprattutto, continuare l’omertà, io lo trovo non solo intollerabile, a questo punto veramente criminale.”
Una presa di posizione netta, quella della giornalista, che riapre violentemente il dibattito sul ruolo sociale e politico degli intellettuali e degli artisti di fronte ai conflitti internazionali.