Crisi di Ceuta: lo strappo Roma – Madrid.

di Morena Marzoli

​Nei giorni scorsi l’enclave spagnola di Ceuta, situata nella costa nordafricana e confinante con il Marocco, è stata teatro di una crisi migratoria che ha visto oltre 50.000 persone varcare il confine di un territorio di 85.000 residenti.

​L’imponente impatto migratorio ha paralizzato le strutture di accoglienza locali ed è costato la vita a oltre 70 persone. Le autorità di Ceuta hanno chiesto al governo spagnolo l’attuazione immediata dell’emergenza nazionale: l’esecutivo guidato da Pedro Sánchez non ha dichiarato lo stato d’emergenza formale a livello nazionale, ma si è subito adoperato per risolvere la situazione.

​Forze di sicurezza ed esercito: sono stati inviati immediatamente ingenti rinforzi della Guardia Civile, della Polizia Nazionale e unità dell’esercito di terra per pattugliare sia le strade che la frontiera.
​Visita istituzionale e contromisure: Pedro Sánchez si è recato a Ceuta per rassicurare la popolazione sul celere rimpatrio e sul rafforzamento delle barriere di sicurezza, inclusi gli sbarramenti marittimi di Tarajal.
​La richiesta all’Unione Europea: di fronte alle accuse, tra le quali anche quelle del governo italiano, Sánchez ha chiesto alla presidenza dell’Unione Europea di convocare con la massima urgenza una riunione straordinaria dei ministri degli Interni per definire una risposta comunitaria coesa.

​Il governo spagnolo ha ridimensionato in tempi molto rapidi l’emergenza migratoria: oltre 48.000 migranti sono rientrati volontariamente in Marocco nel giro di poche ore. La decisione è stata presa a causa della mancanza di viveri, acqua e rifugi adeguati, unita alla fermezza della linea governativa.
​La situazione sta tornando quasi alla normalità; tuttavia, vi è ancora un presidio stabile delle forze di sicurezza spagnole poiché sul territorio rimangono centinaia di migranti subsahariani che hanno più difficoltà a rientrare in territorio marocchino, e molti di loro hanno avanzato richieste d’asilo in attesa di essere processate.

​Nel frattempo, tra Italia e Spagna si è innescata una dura crisi diplomatica.
​Il governo italiano ha ventilato con forza la decisione di bloccare temporaneamente lo spazio Schengen nei confronti della Spagna, invocando il pugno di ferro contro i flussi migratori e le reti dei trafficanti, pur senza arrivare a una chiusura effettiva. La Premier Giorgia Meloni ha sottolineato sui social che quanto accaduto a Ceuta dimostra quanto sia urgente una risposta europea all’immigrazione clandestina, rivendicando l’azione di contrasto e il controllo vigoroso delle frontiere esterne.
​La reazione di Pedro Sánchez non si è fatta attendere: il premier spagnolo ha richiamato i dati ufficiali e incontestabili sull’immigrazione clandestina, evidenziando come i numeri registrati in Italia siano nettamente superiori a quelli della Spagna, azzerando di fatto la sponda polemica di Roma e ribaltando la pressione politica.

​Alla polemica tra Roma e Madrid si aggiunge anche quella dell’opposizione interna al governo italiano, che critica aspramente l’operato dell’esecutivo Meloni.

​Sul fronte europeo la tensione resta alta: Bruxelles e la presidenza dell’UE sono al lavoro per mediare la crisi diplomatica tra Italia e Spagna. Nelle prossime ore è confermata una riunione straordinaria in videoconferenza dei ministri degli Interni dell’Unione, convocata proprio per esaminare l’emergenza di Ceuta, valutare l’impatto delle tensioni sui controlli alle frontiere e cercare di ricucire lo strappo politico tra i due Paesi.