di Morena Marzoli
Peter Thiel è il primo investitore di Facebook, co-fondatore di PayPal e ideatore della tecnologia Palantir. Thiel non è solo un gigante digitale della Silicon Valley ma un visionario estremo della geopolitica mondiale.
Si chiama neolibertarismo ed è il sistema basato sui Big Data per il controllo globale.
Peter Thiel non è un semplice imprenditore del settore, ma un vero ideologo del nostro tempo, e il suo impero digitale si intreccia sempre di più con le stanze del potere e i ministeri della difesa di mezzo mondo.
Visione politica: sovranità aziendale e scetticismo democratico.
La filosofia politica di Thiel non si può etichettare semplicemente tra destra e sinistra: è trasversale ed esprime una grande sfiducia verso la democrazia moderna e rappresentativa.
Sia negli interventi pubblici che nei suoi scritti, Peter Thiel ha sostenuto che libertà e democrazia siano concetti storicamente divergenti. Ha accusato la burocrazia statale e la regolamentazione pubblica di soffocare l’innovazione tecnologica e la crescita economica; il suo modello ideale si basa su una governance privata in cui l’efficienza aziendale sostituisca il dibattito parlamentare.
Peter Thiel vede i governi di tutto il mondo come aziende e non più come l’espressione democratica dei cittadini che hanno votato i loro rappresentanti.
Non è solo ideologia quella del gigante della Silicon Valley: sul piano pratico si traduce in un attivismo politico aggressivo. Negli Stati Uniti è stato uno dei finanziatori della destra conservatrice legata a Donald Trump e al vicepresidente JD Vance.
Palantir e il Military-Technology Complex: quando i Big Data incontrano gli Stati.
Palantir è nata nel 2003 con un sostegno finanziario iniziale da parte di un fondo della CIA (In-Q-Tel), il sistema tecnologico ridisegna i rapporti tra grandi aziende tecnologiche e governi sovrani, affermandosi come fornitore globale di software di sorveglianza di massa applicata alla difesa degli Stati.
La penetrazione nelle istituzioni occidentali non ha incontrato solo affari ma anche resistenze.
Non tutti i paesi hanno aperto le porte senza riserve o critiche alla tecnologia statunitense, sollevando forti dubbi sull’opportunità di affidare dati strategici a un software americano ed esprimendo preoccupazione per eventuali interferenze da parte dell’intelligence di Washington.
Nel Regno Unito, la tecnologia Palantir è presente in modo significativo nel sistema sanitario nazionale e nei contratti con il Ministero della Difesa britannico, ciò ha scatenato forti critiche da parte delle opposizioni. Inchieste parlamentari e giornalistiche hanno portato alla luce una sorta di “revolving door” (porta girevole), con decine di alti funzionari pubblici e strateghi militari reclutati direttamente dalle aziende di Peter Thiel.
Nei conflitti globali, in Ucraina Palantir collabora con il governo di Kiev per impiegare l’intelligenza artificiale nei teatri di guerra; l’azienda arriva a proporsi come un’infrastruttura tecnologica indispensabile per vincere i conflitti.
In conclusione, Peter Thiel e la sua creatura tecnologica Palantir stanno entrando pericolosamente dentro gli apparati statali di diversi governi nel mondo, andando a condizionare non solo i valori stessi della democrazia, ma introducendo la logica di un algoritmo che, nel nome della sicurezza sociale e geopolitica, potrebbe compromettere le libertà fondamentali dei cittadini.
È una sfida per le democrazie di tutto il mondo, che dovranno essere in grado di bilanciare le esigenze dell’innovazione tecnologica con i diritti fondamentali della sovranità pubblica.