di redazione
7 settembre, elezioni in Sassonia-Anhalt: l’AfD (Alternative für Deutschland) trionfa col 44% dei voti.
Con un’affluenza vicina all’80%, per la prima volta dopo la Seconda guerra mondiale, un partito di estrema destra vince le elezioni in Germania.
Il voto ha inflitto una dura battuta d’arresto alla CDU (Unione Cristiano-Democratica) del cancelliere federale Friedrich Merz. Il partito di centrodestra, che governava il Land da 24 anni, si è fermato intorno al 18%, perdendo più della metà del proprio elettorato rispetto al precedente mandato.
Negli altri schieramenti, la Sinistra (Die Linke) e i Verdi si attestano attorno al 9%, seguiti dall’SPD all’8-9% e dal movimento BSW intorno alla soglia di sbarramento del 5%.
Nonostante la vittoria schiacciante dell’AfD, si profila un nodo istituzionale per la formazione di un governo regionale. Tutti gli altri partiti dell’arco parlamentare hanno confermato l’applicazione della Brandmauer, ribadendo il rifiuto assoluto di intavolare trattative o stringere alleanze con l’AfD.
Questo orientamento apre a possibili scenari di stallo istituzionale. Se l’AfD non dovesse raggiungere i numeri per una maggioranza autonoma e nessun altro partito accettasse di dialogare, la regione rischierebbe la paralisi o la necessità di formare coalizioni ampie e composite tra forze politiche distanti tra loro.
Secondo gli analisti, il voto in Sassonia-Anhalt rappresenta un test cruciale sulla tenuta del governo federale e un indicatore del malcontento diffuso nell’elettorato tedesco, segnato dalle preoccupazioni legate alla situazione economica e agli equilibri politici nazionali e internazionali.