di Morena Marzoli
Quella dell’Ilva di Taranto non è soltanto una crisi industriale, ma un’emergenza sanitaria che grava sul territorio ormai da decenni.
Ed è molto triste, ancora oggi nel 2026, dover essere costretti a scegliere tra il lavoro e la salute pubblica.
La decisione della chiusura dell’ex Ilva è stata presa dalla Corte d’Appello civile di Milano e segna una svolta storica per una delle acciaierie più grandi d’Europa. I giudici hanno respinto l’istanza di sospensiva presentata da Acciaierie d’Italia e hanno confermato lo stop dell’area a caldo entro il 28 di ottobre. Nella motivazione dei magistrati emerge il principio chiave dell’ordinanza: nel conflitto tra il diritto all’esercizio dell’attività d’impresa e la tutela della salute dei cittadini. La decisione accoglie le istanze presentate dalle associazioni civiche, tra cui “I Genitori Tarantini”, da anni in prima linea nella battaglia legale e ambientale.
Storia dell’ILVA e il disastro ambientale Lo stabilimento di Taranto fu inaugurato negli anni Settanta e presentato come uno dei complessi siderurgici a ciclo integrale più grandi d’Europa. Per decenni l’acciaieria ha rappresentato un’importante risorsa industriale e occupazionale, ma la cattiva gestione degli impianti ha portato a un tragico impatto ecologico a danno della salute pubblica. Nel corso degli anni si sono accumulate tonnellate di emissioni inquinanti, tra cui diossine, benzo(a)pirene, polveri sottili (PM10 e PM2.5) e metalli pesanti che hanno contaminato l’aria, i suoli e le falde dei quartieri limitrofi, come il quartiere Tamburi. Il sequestro degli impianti del 2012 e le successive inchieste per disastro ambientale e omicidio colposo hanno evidenziato una gestione prolungata che ha sacrificato il rispetto dei limiti ambientali alla produzione industriale.
I rapporti epidemiologici ufficiali (tra cui il Progetto SENTIERI e le valutazioni dell’Istituto Superiore di Sanità) documentano da anni una situazione sanitaria critica nell’area urbana di Taranto.
Tassi di mortalità e incidenza: rispetto alla media regionale, si registrano eccessi significativi di mortalità per cause oncologiche (in particolare tumori polmonari e pleurici) e patologie dell’apparato respiratorio e cardiocircolatorio.
Impatto sull’infanzia: tra la popolazione infantile si evidenziano eccessi d’incidenza per patologie oncologiche, malattie respiratorie acute e deficit nello sviluppo neurocognitivo correlati all’esposizione continuativa alle polveri sottili e ai metalli pesanti.
La decisione dei giudici impone alle istituzioni la salvaguardia della salute pubblica anche a discapito dell’occupazione, ponendo al centro la tutela della vita. Mentre le opposizioni politiche incalzano l’esecutivo, il Governo si trova a gestire una situazione complessa: da un lato la necessità di rispettare la sentenza della Corte d’Appello, dall’altro l’urgenza di ammortizzatori sociali e piani di riconversione per tutelare i lavoratori.
Lo stop all’area a caldo entro la fine di ottobre impone l’avvio immediato delle bonifiche e una transizione verso la decarbonizzazione.