“In guerra andateci voi”: il discorso di Virginia Libero divide il centrosinistra.

di redazione

​Dal palco della Festa nazionale dell’Unità a Reggio Emilia, il segretario dei Giovani Democratici, Virginia Libero, lancia un appello pacifista radicale. Un intervento chiaro che riapre lo scontro sul riarmo e divide le diverse anime del Partito Democratico.
​L’intervento del segretario giovanile, dal forte impatto emotivo incentrato sul rifiuto della guerra e delle politiche di riarmo, ha spaccato l’opinione pubblica e gli stessi equilibri interni al centrosinistra.
​”Ma ve lo diciamo a gran voce: non saremo noi i soldati delle vostre guerre. Se queste destre ci porteranno a un vero conflitto, alle armi andateci voi. Perché noi organizzeremo i disertori”, ha tuonato il segretario della giovanile dem. Nel corso del suo intervento, Libero ha ridefinito il concetto di patria, allontanandolo dalla retorica militare per legarlo indissolubilmente al ripudio della guerra, alla garanzia di salari dignitosi, di cure sanitarie e di diritti sociali, chiudendo il suo discorso con un forte appello a sostegno del segretario del PD Elly Schlein.

​Le parole del segretario giovanile hanno immediatamente innescato reazioni a catena. Da un lato, il discorso è stato difeso con convinzione da diversi esponenti del Partito Democratico, tra cui Sandro Ruotolo e Arturo Scotto, i quali hanno lodato il coraggio di una generazione che rifiuta la normalizzazione dei conflitti armati e rivendica i principi pacifisti sanciti dalla Costituzione; dall’altro, figure storiche e moderate del partito, come Arturo Parisi, hanno espresso forti perplessità, contestando in particolare il riferimento alla “diserzione” e richiamando la necessità di coerenza con gli impegni internazionali assunti dall’Italia e dall’Unione Europea.

​Il caso politico sollevato da Virginia Libero impone dunque all’agenda della politica italiana un tema tanto scomodo quanto ineludibile: quale visione del futuro e quale spazio per il pacifismo radicale esistano oggi all’interno del campo progressista. Una discussione che si riflette inevitabilmente anche sui cortocircuiti della narrazione geopolitica dominante, dove non manca chi tenta di nobilitare il conflitto russo-ucraino evocando impropri paragoni con la resistenza partigiana, dimenticando o rimuovendo le profonde contraddizioni sul campo, come la presenza di reparti quali il battaglione Azov, caratterizzato da simbologie neonaziste e classificato apertamente come gruppo di matrice neonazista da Amnesty International già nei rapporti precedenti al 2022, a conferma di una retorica ufficiale troppo spesso disposta a chiudere gli occhi sulle zone d’ombra delle proprie alleanze