di redazione
Si sono aperte questa mattina alle 07:00 le urne in Israele per il rinnovo dei 120 seggi della Knesset. La tornata elettorale rappresenta la prima consultazione generale dall’attacco del 7 ottobre 2023 ed è vissuta da oltre 7 milioni di elettori come un vero e proprio referendum sulla leadership di Benjamin Netanyahu e sull’orientamento futuro del Paese.
La votazione giunge al termine della 25ª legislatura, la prima dal 1988 ad aver completato l’intero mandato quadriennale senza uno scioglimento anticipato; tuttavia, gli anni trascorsi sono stati segnati da profonde tensioni interne, dalla controversa riforma giudiziaria ai conflitti su più fronti, fino alle accese polemiche sulle esenzioni dal servizio militare per gli studenti ultraortodossi, non meno importante sul peso sul bilancio della politica israeliana il peso del mandato di arresto internazionale della Corte Penale Internazionale (CPI) per i crimini di guerra del primo ministro israeliano Netanyahu.
Israele adotta un sistema proporzionale puro a collegio unico nazionale con liste chiuse. Per ottenere una rappresentanza in Parlamento, i partiti devono superare la soglia di sbarramento del 3,25%, equivalente a 4 seggi.
Concluso lo spoglio delle schede, il Presidente della Repubblica Isaac Herzog affiderà l’incarico di formare il nuovo esecutivo al leader che avrà le maggiori possibilità di costruire una coalizione di maggioranza con almeno 61 deputati.
Benjamin Netanyahu punta alla riconferma proponendosi come garante della sicurezza nazionale con il partito di estrema destra nazionalista Likud, affiancato da formazioni di destra radicale di Itamar Ben-Gvir (Otzma Yehudit) e Bezalel Smotrich (Sionismo Religioso), oltre ai partiti ultraortodossi Shas e United Torah Judaism.
Avigdor Lieberman, rappresentante della destra laica, Israel Beitenu, è fortemente schierato per la fine delle esenzioni leva per gli ultraortodossi.
Nel blocco dell’opposizione l’ex capo di Stato maggiore delle IDF, Gadi Eisenkot, guida la nuova formazione centrista: “Yashar” ed è emerso nei sondaggi come il principale sfidante di Netanyahu per la guida del governo.
In una lista alleata Naftali Bennett e Yair Lapid, ex primi ministri, uniscono le forze nella lista: Beyachad.
Nell’ala progressista e di centrosinistra c’è anche Yair Golan, alla guida della nuova forza nata dalla fusione tra Laburisti e Meretz: I Democratici.
Le rilevazioni della vigilia del voto confermano uno scenario di forte frammentazione parlamentare.
Yashar di Gadi Eisenkot figura come prima forza d’opposizione nei sondaggi (attorno ai 23-24 seggi), seguito dal Likud di Netanyahu (attorno ai 21 seggi).
La coalizione di governo uscente viaggia tra i 50 e i 52 seggi, mentre le forze d’opposizione laica e centrista toccano circa 55-56 seggi. Nessuno dei due blocchi tradizionali sembra in grado di raggiungere autonomamente la quota di maggioranza di 61 seggi.
In questo contesto numerico, le rappresentanze dei cittadini arabi di Israele, tra cui Ra’am di Mansour Abbas e la Lista Unita (Joint List), sono accreditate di circa 14 seggi complessivi. Un loro eventuale appoggio esterno o l’astensione nelle consultazioni per l’incarico si preannunciano determinanti per consentire la formazione di un nuovo governo.
I seggi rimarranno aperti dalle 07:00 alle 22:00 (dalle 06:00 alle 21:00 ora italiana). Subito dopo la chiusura delle urne verranno diffusi i primi exit poll delle principali emittenti televisive. I risultati ufficiali e definitivi saranno confermati dopo la verifica di tutti i voti scrutinati, compresi i voti dei militari e delle rappresentanze diplomatiche