di redazione
Ha dell’incredibile quanto accaduto di recente a Muhos, nel nord della Finlandia: circa 330 ettari di foresta sono stati rasi al suolo con una stima di 250.000 alberi abbattuti, senza contare il terreno spianato e le aree limitrofe per fare posto a una nuova mastodontica infrastruttura di Data Center destinata a sostenere le elaborazioni dell’Intelligenza Artificiale di Google. Un’operazione condotta persino in anticipo rispetto alle valutazioni ufficiali di impatto ambientale, poi bloccata dall’intervento d’urgenza delle autorità locali.
Nel dibattito pubblico globale, la transizione ecologica viene raccontata come un imperativo non più rinviabile. Tutti vediamo gli effetti del cambiamento climatico: l’Artico che si scalda a velocità doppia rispetto al resto del pianeta, i ghiacciai secolari che si ritirano irreversibilmente, la fauna selvatica come l’orso polare spinta verso la soglia dell’estinzione ed eventi meteorologici estremi.
Eppure, proprio mentre la Terra chiede tregua, il settore tecnologico sembra correre in direzione ostile e contraria.
Ma cosa significa davvero cancellare una foresta di queste dimensioni in una regione critica come quella scandinava?
Le foreste boreali del Nord Europa non sono solo paesaggio: costituiscono uno dei più grandi polmoni ed enormi pozzi di assorbimento di carbonio del pianeta.
Quando una foresta viene rasa al suolo, non si perde soltanto la capacità futura delle piante di assorbire anidride carbonica tramite la fotosintesi: il terreno stesso, smosso e privato della copertura vegetale, rilascia nell’atmosfera le tonnellate di carbonio stoccate per decenni nel suolo.
Distruggere l’ecosistema boschivo significa accelerare l’erosione del terreno e sconvolgere la biodiversità locale, distruggendo l’habitat di centinaia di specie di flora e fauna;
inoltre, le regioni settentrionali sono l’anello debole dell’equilibrio climatico mondiale.
L’Intelligenza Artificiale viene spesso descritta come uno strumento capace di risolvere i grandi problemi dell’umanità, compreso l’efficientamento energetico, tuttavia l’infrastruttura fisica su cui poggia sta impattando in modo concreto e pesante sulle risorse del pianeta.
Gli hardware e i chip ad altissime prestazioni, necessari per far funzionare e addestrare i modelli di intelligenza artificiale, richiedono infatti enormi quantità di energia elettrica e milioni di litri d’acqua utilizzati per il raffreddamento continuo dei server.
Se l’innovazione tecnologica perde il contatto con la realtà biologica della terra, non stiamo costruendo il futuro, stiamo solo ipotecando il presente.