di Morena Marzoli
L’Italia del 2026 convive con organizzazioni mafiose radicalmente trasformate, holding economiche di matrice criminale integrate perfino nell’economia legale del Paese.
Le dinamiche criminali odierne rivelano una profonda metamorfosi, dal controllo dei vecchi centri di potere, passando per i mercati globali e l’area grigia della borghesia professionale.
Nella mappa del potere la ‘ndrangheta detiene il primato della potenza economica e globale. La mafia calabrese gestisce flussi di denaro miliardari reinvestiti in tutto il mondo. Il baricentro di questo crimine organizzato si è spostato dove girano i grandi capitali puliti, nel mirino dei clan non ci sono più solo le estorsioni di quartiere, ma i settori strategici dello sviluppo.
Risorse pubbliche e il PNRR, l’intercettazione dei bandi per la transizione ecologica e le grandi opere avviene tramite subappalti a cascata affidati a società che sono formalmente pulite.
La logistica e la grande distribuzione, il controllo del trasporto merci significa muovere non solo beni illeciti, ma imporre regimi di concorrenza sleale che stritolano l’economia sana, come avviene ad esempio con l’agromafia e non solo.
La finanza digitale, il riciclaggio dei proventi illeciti sfrutta le piattaforme di e-gaming transnazionali e i circuiti delle criptovalute, aggirando così i confini tradizionali.
Il vero motore operativo delle mafie non indossa più la coppola, ma siede negli studi professionali. L’area grigia è composta da professionisti compiacenti, notai, commercialisti, ingegneri, avvocati e broker rappresentano il ponte tra il capitale illecito e il mercato legale.
Professionisti del settore individuano aziende in crisi di liquidità per rilevarle sottocosto, dopodiché redigono una documentazione perfetta per superare i controlli antimafia sugli appalti pubblici.
In particolare la ‘ndrangheta ha adottato un modello di espansione globale di tipo reticolare, basato su cellule familiari saldamente radicate in Calabria, dove risiedono i vertici dell’organizzazione.
La mafia calabrese detiene il monopolio del narcotraffico mondiale, i clan gestiscono direttamente le rotte marittime globali, infiltandosi nei porti europei di Gioia Tauro, Anversa e Rotterdam, sfruttando la complicità di operatori doganali corrotti.
Il rapporto tra mafia e politica si fonda da sempre sullo scambio di reciproca convenienza, è un comitato d’affari permanente che supera i singoli partiti. La criminalità orienta e organizza i flussi di preferenze elettorali in cambio di interventi normativi favorevoli o nomine compiacenti e strategiche. Il colletto bianco mafioso deve garantire alla politica l’accesso ai livelli decisionali dello Stato e bloccare riforme sgradite, segnalando inchieste in corso oppure agevolando la copertura di posizioni chiave nelle istituzioni amministrative e giudiziarie.
A differenza di altre organizzazioni criminali mafiose, che hanno affiliazioni territoriali aperte, quella calabrese si basa più che altro sulle famiglie. Il vincolo di sangue funge da deterrente al pentitismo e alle collaborazioni con la giustizia, rendendo quasi impenetrabile la macchina mafiosa. I summit vengono fatti, ancora oggi, sull’Aspromonte nei santuari religiosi. I riti non sono solo folklore mafioso, ma strumenti di legittimazione simbolica e spartizione degli affari globali.
Radicata a livello regionale in Italia, ma esportata a livello globale, la ‘ndrangheta non esporta solo la violenza, ma modelli di governance. In Lombardia come in Germania, in Canada, in Australia o in altri Paesi, i locali decentrati mantengono un cordone ombelicale economico e strategico con la provincia calabrese, godendo di autonomia operativa sul territorio sul quale operano. Ciò permette di replicare il sistema dei colletti bianchi ovunque, infiltrandosi nei consigli comunali del nord Italia o nei circuiti finanziari europei attraverso insospettabili prestanome che hanno studiato nelle migliori università.
Il vero potere della borghesia mafiosa si regge sul patto tacito di non belligeranza con la parte sana della società, l’omertà non è solo paura della ritorsione violenta, ma calcolo economico. Il sistema clientelare genera raccomandazioni e favori politici, alimentando così una zona grigia in cui i confini tra legalità e illegalità quasi si dissolvono.