di Morena Marzoli
Continuano gli interventi normativi da parte del governo a protezione di categorie di lavoratori a cui viene riconosciuto il privilegio dello scudo penale.
Le fasce coinvolte sono i professionisti del settore sanitario e gli operatori delle forze dell’ordine.
Medici e personale ospedaliero:
Per i reati di omicidio colposo e lesioni personali colpose, la responsabilità penale è limitata ed esclusa nei soli casi di colpa grave.
Lo scudo penale si applica anche quando i fatti avvengono in contesti caratterizzati da una grave carenza di personale sanitario, turni massacranti o carenza di risorse materiali.
La legge impone di valutare l’operato del medico tenendo conto delle reali condizioni di lavoro, del numero di pazienti da gestire e delle risorse concretamente disponibili in quel momento.
Gli operatori delle Forze dell’ordine:
Lo scudo penale tende a contrastare gli effetti automatici dell’iscrizione nel registro degli indagati, il cosiddetto atto dovuto, che scatta ogni volta che viene aperta un’inchiesta a seguito di un intervento operativo o dell’uso delle armi.
In pratica vengono introdotte delle procedure di filtro, come l’annotazione preliminare nei registri dedicati, che permettono al pubblico ministero di verificare in modo preventivo la sussistenza di cause di giustificazione, come ad esempio la legittima difesa o l’uso legittimo delle armi, prima di iscrivere formalmente il dipendente pubblico nel registro degli indagati, tutelandone così la reputazione professionale durante i primi accertamenti.
Resta tuttavia un interrogativo di fondo: se da un lato queste tutele salvaguardano l’operatività di chi è in prima linea, dall’altro le parti lese otterranno davvero giustizia o ne pagheranno il prezzo?