La macabra simulazione di Donald Trump con l’intelligenza artificiale

di redazione

​Negli ultimi mesi sono stati diversi i contenuti da parte di Donald Trump realizzati con l’intelligenza artificiale. Fa molto discutere il suo ultimo video interamente realizzato con AI di un falso attacco militare in Iran.

​Una tecnica usata non soltanto da Trump ma anche da altri esponenti istituzionali, come avvenne nel marzo del 2022 quando il video di Parigi che bruciava sotto i bombardamenti venne fatto circolare da alti esponenti istituzionali ucraini, tra cui Oleksandr Merezhko, presidente della Commissione Affari Esteri del Parlamento di Kiev, con l’obiettivo di spingere l’occidente a istituire una no-fly zone.

Il ricorso all’intelligenza artificiale per costruire falsi scenari bellici rappresenta una pericolosa deriva della comunicazione contemporanea.
​Nel caso del presidente degli Stati Uniti, il video che simula la distruzione totale dell’isola di Kharg (il principale hub petrolifero iraniano) non è una goliardia digitale, ma un messaggio d’intimidazione esplicito confezionato con la tecnica AI.

Sdoganare la guerra virtuale come contenuto social significa mercificare visivamente l’orrore, trasformando la minaccia di un conflitto devastante in uno strumento di propaganda a impatto immediato.

Secondo osservatori ed esperti di geopolitica internazionale, ricorrere a scenari di guerra virtuali risponde a precisi e cinici calcoli di ingegneria del consenso: ​la desensibilizzazione dell’opinione pubblica: mostrare regolarmente città che bruciano, infrastrutture fatte a pezzi e scenari di distruzione totale serve ad abituare visivamente i cittadini all’idea della catastrofe, rendendo l’orizzonte della guerra un elemento familiare e più accettabile.
​La deterrenza a costo zero: permette a un leader di mostrare una potenza di fuoco soverchiante e di minacciare un avversario straniero senza muovere truppe sul campo, aggirando i canali tradizionali della diplomazia formale.