Il Far West spregiudicato delle “punture dimagranti”.

di redazione

​Il Far West spregiudicato delle punture dimagranti
​Di redazione / Paese Post
​C’è un limite oltre il quale il cinismo del marketing digitale incontra l’irresponsabilità, e quel limite sembra superato sui social network. Su TikTok e su altre piattaforme digitali è esploso un trend allarmante sui farmaci anti-obesità e per il diabete, come Mounjaro e Ozempic. Un fenomeno delirante e subdolo che calpesta la scienza e mette a rischio la salute pubblica.

​Farmaci di importanza vitale, nati per trattare patologie serie e complesse come il diabete di tipo 2 e l’obesità grave sotto stretto controllo clinico, vengono oggi sdoganati sul web come se fossero tisane drenanti o barrette proteiche.
​La deriva più allarmante riguarda le modalità di approvvigionamento, complice la narrazione superficiale degli influencer. Ci sono utenti che per perdere qualche chilo si rivolgono al mercato nero o a medici compiacenti disposti a prescriverli fuori da ogni reale indicazione terapeutica, basta pagare il farmaco a peso d’oro.


Va ricordato un punto fondamentale che smaschera l’intera ipocrisia del fenomeno: chi ha realmente bisogno di questi trattamenti per patologie gravi e certificate ha accesso ai farmaci attraverso il Servizio Sanitario Nazionale; chi invece non rientra nelle indicazioni terapeutiche, spesso spinto da motivi estetici e dalla pressione psicologica del web, è costretto a pagarli a prezzo pieno e cercarli per vie traverse. Questo dimostra quanto sia enorme il business che si regge sulla spesa privata di chi non ne ha un reale bisogno clinico.

​Le penne iniettabili non sono caramelle. Parliamo di trattamenti che incidono potentemente sul metabolismo e sull’apparato digerente, i cui effetti collaterali a lungo termine e in caso di uso improprio possono essere pesanti. Ridurre una terapia farmacologica complessa a un trend da “consiglio del giorno” su TikTok è un atto di una gravità inaudita. La salute non è un hashtag e la medicina non può essere ostaggio della viralità a tutti i costi.

​Il confine sottile tra divulgazione e pubblicità occulta.
​Il punto critico è che TikTok e i social non sono la sede adatta per parlare di terapie farmacologiche complesse. C’è un filo sottilissimo e pericolosamente invisibile tra la vera divulgazione scientifica e la promozione mascherata di un farmaco. Nella filiera corretta, l’informazione tecnico-scientifica sul farmaco spetta agli informatori scientifici, i quali si relazionano esclusivamente con i medici negli spazi istituzionali e clinici.
​Quando un medico o un nutrizionista scende nell’arena social usando codici comunicativi da influencer, l’analisi clinica si svuota: sotto la patina di un discorso apparentemente oggettivo sui rischi dell’obesità, si insinuano messaggi studiati a tavolino per far sentire l’utente inadeguato, spingendolo psicologicamente verso l’acquisto e l’uso della molecola.

Un business miliardario sulla pelle delle persone.
​Sotto la facciata rassicurante del “consiglio professionale” si muovono interessi economici colossali alimentati da un sistema che sfrutta le paure e i disagi delle persone, piegando la medicina alle logiche del profitto. Trasformare il feed di un social network in una succursale farmaceutica travestita da salotto medico è un cortocircuito etico inaccettabile, che meriterebbe ben altra attenzione e severità da parte delle autorità di controllo.

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