I giovani braccianti sarebbero stati uccisi nel rogo per aver chiesto il rispetto dei propri diritti: il pagamento del salario arretrato e un alloggio dignitoso.
di Morena Marzoli
Cosenza: secondo quanto emerso dalle indagini e da provvedimenti giudiziari emerge un quadro di caporalato e sfruttamento di un’enorme gravità.
Il GIP di Castrovillari, Orvieto Matonti, ha convalidato il fermo dei due cittadini pakistani accusati dell’omicidio dei braccianti, che avrebbero osato esigere il rispetto dei propri diritti di fronte a condizioni disumane.
Il provvedimento di custodia cautelare in carcere parla di una “ferma e glaciale risoluzione criminosa” e di un’azione portata avanti con premeditazione e “feroce violenza” con l’accusa di omicidio plurimo pluriaggravato e tentato omicidio.
Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti anche grazie ai video di sorveglianza di un distributore di benzina lungo la Statale 106, i responsabili hanno bloccato le portiere del minivan su cui viaggiavano i quattro giovani braccianti, hanno cosparso il mezzo di benzina e hanno appiccato il fuoco; tre sono morti bruciati vivi, solo uno è riuscito a salvarsi.
I quattro giovani operai agricoli, di nazionalità afghana e pakistana, erano lavoratori regolari in Italia. Secondo quanto dichiarato dall’unico superstite, tre di loro sono stati uccisi per aver osato avanzare delle richieste legittime sulla propria condizione di lavoro e di vita.
I braccianti erano costretti a vivere in dieci in una stanza e da oltre un mese non venivano pagati; quando hanno chiesto che venissero rispettati i propri diritti, è scattata la spedizione punitiva. Gli investigatori della Squadra Mobile di Cosenza stanno indagando sul ruolo esatto dei due arrestati: è ancora da verificare se siano dei braccianti anziani che sfruttano i più giovani facendo da intermediari oppure se siano dei veri e propri caporali.
Le indagini in corso hanno portato alla luce il nome di un imprenditore ortofrutticolo di Scansano Ionico che ha respinto ogni addebito, pur confermando di aver assunto in passato i lavoratori tramite dei contatti e degli accordi interaziendali. Secondo quanto dichiarato i braccianti avrebbero lavorato per l’imprenditore fino alla settimana prima della strage.
Le reazioni da parte delle istituzioni:
ferma condanna da parte della premier Giorgia Meloni che ha definito l’accaduto una barbarie inaudita, mentre la Regione Calabria si costituirà parte civile.
Intanto, in tutta la zona stanno nascendo iniziative spontanee e manifestazioni di solidarietà da parte di associazioni, sindacati e cittadini, che chiedono verità, giustizia e un contrasto reale al caporalato e allo sfruttamento nei campi per sottrarre i lavoratori vulnerabili al ricatto dei criminali.