Gaza: la drammatica crisi dell’acqua.

La denuncia di Caritas Jerusalem.

di redazione

​In un report inviato al Servizio di Informazione Religiosa (SIR), Caritas Jerusalem denuncia la drammatica crisi idrica che sta devastando la Striscia di Gaza, provocando sofferenze indicibili alla popolazione e un enorme rischio sanitario.

I danni ripetuti alle infrastrutture hanno portato al collasso dei pozzi e dei pochi impianti di desalinizzazione ancora parzialmente attivi.
​La crisi si traduce in scene quotidiane sempre più diffuse: bambini che percorrono lunghe distanze a piedi con contenitori vuoti e famiglie costrette a dividere pochi litri per coprire i bisogni essenziali, spesso consapevoli che l’acqua disponibile è pesantemente contaminata.

Nel documento, Caritas spiega che la falda costiera, principale fonte di acqua dolce della regione, è ormai compromessa da liquami non trattati, infiltrazioni saline e polveri di macerie. Le conseguenze sanitarie sono già evidenti e drammatiche: si registra un aumento esponenziale di casi di diarrea acuta ed epatite A, e a farne le spese sono soprattutto i più piccoli.
​Per tamponare l’emergenza, Caritas Jerusalem sta distribuendo acqua potabile tramite autobotti e kit igienico‑sanitari nel tentativo di contenere la diffusione delle malattie e garantire condizioni minime di dignità. Tuttavia, l’organizzazione richiama l’attenzione soprattutto sul volto umano della crisi: “Famiglie in attesa di acqua che potrebbe non arrivare” e “bambini che si ammalano per ciò che si trovano costretti a bere”.
​Per la Caritas, la crisi idrica non è solo un problema tecnico o infrastrutturale: si tratta di “un’emergenza umanitaria profonda, segnata dalla perdita progressiva di sicurezza e speranza. L’erosione lenta della possibilità che domani sia migliore di oggi”.