di redazione
Durante la seconda amministrazione Trump, sono stati incarcerati migliaia di migranti, e tra questi figurano tanti bambini non accompagnati.
Un caso emblematico è quello della figlia della signora Aurora, intervistata da Reuters: la bambina, di appena 6 anni, arrivò da sola al confine con gli Stati Uniti e, prima di potersi ricongiungere con la madre, fu detenuta per oltre sei mesi in un centro d’accoglienza per minori. Successivamente, madre e figlia sono state fermate dall’ICE e trasferite in un centro di detenzione per famiglie in Texas.
Secondo un rapporto dell’Ufficio per il reinsediamento dei rifugiati (ORR), sono oltre 12.000 i minori migranti arrestati dalle autorità degli Stati Uniti.
L’ORR fu creato nel 1980 per assistere i rifugiati in fuga da guerre e persecuzioni. Una legge del 2008, varata dal governo statunitense, aveva introdotto importanti tutele per i minori non accompagnati entrati nel Paese: la normativa prevedeva che venissero collocati nell’ambiente meno restrittivo possibile e rilasciati in condizioni di sicurezza, indipendentemente dallo status legale dei loro tutori, favorendo così il ricongiungimento familiare.
Con l’amministrazione Trump è stata attuata una politica diversa, drastica e restrittiva verso i minori, con detenzioni e deportazioni, in una crescente cooperazione tra l’ORR, che funge da ente segnalatore, e l’organo di polizia ICE.
Il progressivo smantellamento delle tutele umanitarie storicamente garantite ai minori stranieri non accompagnati apre un interrogativo profondo sul rispetto dei diritti umani.