USA: la Corte Suprema blocca definitivamente le restrizioni sul voto per corrispondenza del presidente Trump.

di redazione

​USA: la controversia nasce quando a marzo, il presidente statunitense emette un ordine esecutivo per inasprire le regole sul voto postale; in base a quel provvedimento, gli Stati avrebbero dovuto fornire al servizio postale un elenco dei destinatari e utilizzare esclusivamente buste precedentemente approvate dall’agenzia. L’USPS sarebbe così stato autorizzato a rifiutare le schede elettorali non conformi ai nuovi standard o non associate a elettori regolarmente registrati negli elenchi. In seguito ​il giudice Talwani emette un’ingiunzione per bloccare la norma, giudicandola contraria alla Costituzione degli Stati Uniti e di impossibile applicazione a causa dell’imminenza delle elezioni di medio termine.
​Subito dopo, l’amministrazione Trump presenta un ricorso d’urgenza alla Corte Suprema, sostenendo la necessità di applicare una politica federale volta a proteggere il voto postale da presunti tentativi di frode elettorale. A fine agosto la Corte concede una temporanea autorizzazione procedurale, senza però entrare nel merito della legalità del piano, posizione ora ribaltata con la decisione definitiva di respingere il ricorso.
​I giudici della massima corte statunitense respingono la richiesta d’urgenza dell’amministrazione americana sulle limitazioni volute dal presidente, sul voto per corrispondenza, respingendo la richiesta di revoca dell’ordinanza del giudice distrettuale Indira Talwani. La Corte conferma il blocco delle norme che avrebbero imposto delle limitazioni al servizio postale (USPS).
​Tra i voti contrari figura anche quello del giudice Brett Kavanaugh, nominato dallo stesso Trump.
​Le elezioni di metà mandato si svolgeranno con le vecchie regole, nulla è valso il tentativo da parte del presidente Donald Trump di cambiare le carte in tavola a causa della sua preoccupazione di eventuali anomalie, mai dimostrate, sul voto postale.