Stragi: le accuse del P.M. Nino Di Matteo sulla paralisi del Pool Antimafia

di Morena Marzoli

​A oltre trent’anni dalle bombe di Capaci, via D’Amelio, Roma, Firenze e Milano, la caccia alle complicità eccellenti rischia di spegnersi non per mancanza di indizi, ma per stallo burocratico e istituzionale. A lanciarne l’allarme è il sostituto procuratore della Procura Nazionale Antimafia, Nino Di Matteo, le cui recenti denunce riaccendono i riflettori sullo stato di salute delle inchieste sui cosiddetti “mandanti occulti” esterni a Cosa Nostra.
​Al centro della contestazione c’è lo stallo operativo del Pool Antimafia che era stato creato proprio per coordinare le indagini tra le varie procure territoriali.
​Secondo quanto emerso dall’analisi dello stato attuale degli uffici giudiziari, il gruppo di lavoro sulle stragi starebbe vivendo una fase di svuotamento interno. Il pool d’inchiesta non viene più convocato né coordinato con la continuità necessaria.
​Di Matteo denuncia la graduale narrazione di comodo, che riduce le stragi del 1992 e 1993 a una guerra di mafia tra i corleonesi di Riina e Provenzano, accantonando definitivamente la pista dei poteri deviati, dei servizi segreti e dei livelli politici eversivi.
​Inoltre viene evidenziato il pericolo di isolamento istituzionale verso chi cerca di indagare oltre il perimetro di Cosa Nostra.
​La paralisi del pool sulle stragi, denunciata dal P.M. Di Matteo, non è solo una vicenda interna alla magistratura: è una questione di interesse nazionale che riguarda il diritto dei cittadini a conoscere tutta la verità senza omissioni sulle eventuali connivenze delle istituzioni deviate.