Distese di rifiuti chimici tossici in Abruzzo.

Discarica di rifiuti chimici tossici a Bussi sul Tirino - Foto di Morena Marzoli

Bussi sul Tirino: storia di un disastro ambientale che viene da lontano e non ancora risolto.

di Morena Marzoli

Sono passati 15 anni da quando nel 2007 il Corpo Forestale dello Stato scopre nella zona di Bussi sul Tirino quella che viene definita una delle discariche di rifiuti tossici piu’ grandi d’Europa.
La storia dei veleni di Bussi è lunga, vecchia di oltre un secolo e non ancora risolta.
Nel 1898 una Società Franco-Svizzera Elettrochimica Volta costruisce a Bussi un impianto di Elettrolisi del Cloruro di Sodio, nel 1907 inizia la produzione dell’alluminio con la bauxite e durante la prima guerra mondiale il polo chimico si specializza nella produzione di Clorati per esplosivi, Tetracloruro di Carbonio per gas asfissianti, e sostanze per gas irritanti e lacrimogeni. Nel 1921 l’industria passa alla Società Elettrochimica Novarese, controllata dal Gruppo Montecatini che porta all’industrializzazione dell’alta Val Pescara. Nonostante la nuova condizione venga considerata un oasi felice operaia, a Bussi Officine non mancano i gravissimi incidenti in cui perde la vita anche una maestra nell’azione di salvare i suoi alunni. Nel 1930 inizia la produzione del gas nervino usato da Mussolini durante la guerra in Etiopia, già messo al bando dalla Convenzione di Ginevra.
Negli anni 60 la fabbrica diventa proprietà della Montedison e secondo la ricostruzione degli inquirenti: tonnellate di rifiuti tossici vengono sotterrati lungo il corso del Fiume Pescara a nord dei pozzi dell’acqua potabile.
Dopo mesi di indagine, solo nel 2007 il disastro ambientale di Bussi viene scoperto dal Corpo Forestale dello Stato che individua oltre 185 mila metri cubi di sostanze inquinanti altamente pericolose, in seguito gli ex vertici della Montedison saranno processati per disastro doloso e avvelenamento delle acque.
Nel corso degli anni oltre alla discarica Tremonti sotto i piloni dell’autostrada Pescara – Roma, sono state create altre due discariche di rifiuti tossici difronte e affianco allo stabilimento dell’attuale Edison, che ancora oggi continuano ad inquinare.
Dopo lo stanziamento di circa 50 milioni di euro, la Regione Abruzzo indice una Gara d’Appalto per la bonifica delle discariche 2a e 2b ma l’ex Ministro dell’Ambiente Costa dispone la revoca d’ufficio del provvedimento di aggiudicazione del bando di gara, bloccando cosi’ la bonifica delle aree inquinanti.
Il 27 maggio del 2020 il Presidente Marco Marsilio fa un appello al Ministro Costa per annullare la revoca della gara d’appalto, che resterà inascoltato:
“Ritengo scandaloso che, dopo nove anni anni dallo stanziamento di una cifra importante, pari a 50 milioni di euro, per la bonifica e la reindustrializzazione dei siti inquinati di Bussi, il Ministero dell’Ambiente, attraverso la sua improvvida decisione, abbia attivato la procedura di revoca della gara d’appalto determinando, di fatto, la restituzione dei fondi al Ministero dell’Economia e delle Finanze” afferma il Presidente della Regione Abruzzo in una conferenza stampa.
Successivamente a Bussi accade qualcosa di straordinario, per il bene comune, nonostante la differente estrazione politica dei due, il Sindaco di Bussi La Gatta appoggia e sostiene il Presidente della Regione Marsilio sul ricorso al Tar contro il Ministero e il 3 dicembre del 2020 la Regione Abruzzo vince il ricorso contro l’annullamento dell’aggiudicazione del bando di gara per la bonifica delle discariche di rifiuti tossici.
Il Ministero insiste: “la bonifica non sa da fare”, fa ricorso al Consiglio di Stato ma non sarà accettato, nel giugno del 2021 il Consiglio di Stato boccia il ricorso del Ministero dell’Ambiente dando ragione alla Regione Abruzzo e al Comune di Bussi per aver tutelato l’interesse pubblico; le discariche tossiche, con buona pace degli oppositori ministeriali, potranno finalmente essere bonificate.
Ad oggi la situazione è invariata, le discariche dei veleni sono coperte da teloni verdi e la bonifica non si vede. A pochi metri c’è lo Stabilimento della Edison in cui lavorano circa 100 persone, al di là della recinzione nella parte interna dell’Azienda, non siamo a conoscenza se vi siano ulteriori sostanze tossiche pericolose da bonificare oltre a quelle che si vedono all’esterno.
Dopo il Dossier di Legambiente sui luoghi più inquinati d’Italia, secondo alcune ricerche effettuate l’aspettativa di vita a Bussi sul Tirino è di 59 anni.
Dalla pagina del Consiglio regionale dell’Abruzzo (ACRA) Guerino Testa: “La Edison, ora, deve solo pagare la bonifica ed uscire a testa bassa da un vicenda che vede come unico sconfitto il nostro Abruzzo. I giudici del Consiglio di Stato, infatti, confermano la responsabilità diretta di Edison nella produzione del grave inquinamento del sito di Bussi. Una nuova bocciatura, dunque, per la multinazionale, responsabile del disastro ambientale e del danno alla salute pubblica arrecati all’Abruzzo. Un danno colossale, al quale si aggiungono le aggravanti di comportamenti, dapprima elusivi e a seguire oppositivi, tanto da determinare ulteriori perdite di tempo prezioso per bonificare l’area. Vale la pena ricordare come da recenti rilevazioni: l’Arta, Agenzia regionale per l’Ambiente, abbia attestato, in loco, un livello altissimo di sostanze cancerogene e tossiche che non vengono, infatti, rimosse ma lasciate lì ad inquinare i quei luoghi, rischiando di arrecare ancora danni alla salute pubblica dell’intera Val Pescara.
Ad oggi la situazione delle discariche di rifiuti chimici 2a e 2b risulta invariata poiché i lavori di bonifica non sono ancora iniziati.